Attenzione Viscerale

 

L'attenzione per questo particolare aspetto nell'affronare l'aikido e, su più larga scala, nell'affrontare davvero tanti momenti della vita quotidiana mi è stata fatta conoscere per la prima volta proprio durante una lezione di aikido dal Maestro Sirio.

Mi disse che ogni cosa che noi facciamo e che soprattutto che vogliamo fare bene necessita di una certa attenzione non solo mentale ma anche fisica. A scuola è capitato mille volte di essere chiamati alla lavagna dalla maestra. Come pi?volte ci è capitato di leggere un libro o un giornale.Oppure di sicuro a qualcuno sarà capitato di piantare un chiodo nel muro.

Ebbene, in tutte queste situazioni e chiss?in quante altre abbiamo agito istintivamente e nel modo più naturale portando la nostra attenzione e di riflesso il nostro centro nella direzione della lavagna piuttosto che del libro o del chiodo. Nell'aikido questa centralità viene affrontata, almeno dai nuovi allievi, in modo un po' meno naturale dato che la gestione del proprio corpo non è una cosa ne' semplice ne' banale. C'è però da dire che affrontando questo argomento durante la dimostrazione di una tecnica la ricezione e l'assimilazione della tecnica stessa viene facilitata.

La Qi-Aikido ha da sempre svolto un lavoro particolare che tenta di sviluppare un modo di vivere l'aikido sotto un altro punto di vista. Le lezioni hanno da sempre fatto abilmente convivere la pratica delle tecniche con lo teoria di varia natura. Lo studio dei meridiani nella medicina tradizionale cinese ha fornito a Sirio e di riflesso a tutti noi degli spunti interessanti per capire la pratica dell'aikido. Utilizziamo innanzi tutto tre parametri fondamentali che sono La Base, L'Asse e Il Centro. La Base intesa proprio come io Tori che gestisco l'appoggio dei miei arti inferiori e di riflesso quelli di Uke.

L'Asse come io Tori che con la schiena diritta piego i due meridiani meravigliosi (Vaso Concezione e Vaso Governatore) di Uke. E non meno importante il Centro di Tori che guarda Uke come per controllarlo. Abbiamo appurato che senza anche solo uno di questi tre fattori la tecnica non riesce. In particolar modo senza il Centro di Tori indirizzato su Uke si permette a quest'ultimo di reagire a qualsiasi stimolo liberandosi da una leva o ritorcendola contro Tori stesso. E' ovvio quindi affermare che il controllo è fondamentale per la riuscita di una tecnica. Mi è capitato di sopportare leve particolarmente dolorose ed insistenti che non proferivano il loro scopo. Come, per contro, mi sono sentito inchiodato nel bel mezzo di una tecnica senza l'ausilio di alcuna leva. Io penso che con la pratica un allievo particolarmente sensibile può arrivare a tollerare delle leve in quantità e di intensità sempre maggiore. Mentre se a queste si aggiunge il controllo applicato dal Centro il discorso decade in quanto non è più necessario provocare del dolore per immobilizzare Uke.

Sempre lavorando sul discorso dei Meridiani con Sirio venni a conoscenza di un fatto allora alquanto insolito sul dove si collocasse il Centro inteso come punto in cui nasce l'energia. Dallo studio della respirazione addominale e l'abbandono graduale della respirazione ?normale?. Cosa tra l'altro che mi ha aiutato moltissimo ad abbassare il baricentro durante la pratica dell'aikido e di conseguenza mi ha permesso di avere una Base più comoda. Avere tra l'altro il bacino retrofelsso unito alla respirazione corretta porta la spina dorsale ad essere perfettamente perpendicolare al terreno. Questo favorisce lo scarico del peso corporeo sulla schiena e sui piedi in modo equilibrato. Questa posizione ricorda sotto vari aspetti la posizione d'inizio del Qigong (Qi Shi) dove tutto il corpo è rilassato e tutti i percorsi del Qi sono aperti. In essi il Qi si muove in modo pi?scorrevole e permette al sangue di non avere ristagni molto comuni ad esempio all'altezza delle spalle dove si tende, tra l'altro, a convogliare l'accumulo di stress. Il binomio corpo-mente assume anche nell'aikido un importanza notevole. Se il corpo è in salute, la mente è rilassata. E viceversa. Questi due presupposti portano a far fluire in noi il Qi in modo ottimale per poterlo poi esprimere nel modo migliore. Il Qigong è un utile alleato per i nostri corsi. Rende la mente più aperta e il corpo più pronto a recepire tutti i messaggi che il Maestro prima e il compagno poi ci mandano.

L'espressione del Qi è giù in noi. Dobbiamo ricercarla nella postura intesa come nel Qi gong ma anche come Base, Asse, Centro. Quest'ultimo ci da il senso della respirazione. Il senso del controllo sul nostro corpo e sul corpo di Uke. Ci permette di esprimere la nostra energia. Ci fa muovere e fa sentire ad Uke la nostra ?presenza?. Fare allenamento con gli allievi, soprattutto quelli nuovi, ti fa sentire sempre in discussione e la cosa è davvero stimolante. Tu gli fai vedere una tecnica come strumento per raggiungere uno scopo. E poi quando ti fanno notare che quello che stai facendo è quantomeno surreale capisci che gliela devi spiegare la tecnica, per quello che è. Lo scopo che io mi prefiggo di raggiungere con l'ausilio della tecnica è la consapevolezza del proprio corpo. Di quello che è in grado di fare, di quello che è in grado di sopportare e di quanto è bello sapere che certi limiti fisici e certe paure che credevamo insormontabili sono invece alla nostra portata. Le cadute sono davvero traumatiche per qualcuno. Per altri la fobia più grande è quella di misurarsi con qualcuno di più grosso. E così via. Quando poi la tecnica ha dato le sue risposte allora deve entrare in gioco qualcos'altro. Bisogna lavorare con quello che si ha dentro. Con la passione. Con il Qi. Con l'energia. La si può chiamare in mille modi ma il senso è sempre lo stesso. Uno ama in modo ?viscerale? e di lui si può dire che la sua sensazione più forte sia l'amore per la sua donna tanto da avere quasi dei crampi allo stomaco. Uno odia in modo ?viscerale? e di lui si può dire che l'oggetto che scatena il suo odio lo prenda da dentro. Che lo faccia stare male da tanto lo detesti.

Uno che pratica l'aikido con attenzione viscerale è uno che mette nella tecnica e nella pratica in generale un forte senso dell'energia. ?uno che cerca l'espressione del Qi in ogni scambio tra Tori e Uke. Cerca di controllare o di proiettare senza far male ma dando forti sensazioni al compagno. Un inchiodamento diventa così efficace da dissuadere Uke dal liberarsi. Una proiezione sarà solo una direzione che verrà data e non una forzatura. La difesa dai pugni è forse il modo più esemplificativo per avvicinare gli allievi a questo concetto. Se catalizzi la tua attenzione sul colpo e non sull'insieme delle cose sarà molto probabile che questo colpo tu lo prenderai. Per non avere paura del pugno si fa partire l'allievo adagio con dei movimenti preimpostati e degli attacchi dichiarati. Man mano che l'allievo prende familiarità con la dinamica dell'attacco la velocit?cambia e si inizia a spiegare che i movimenti devono essere essenziali per evitare di ricadere nell'errore più comune che è quello di scappare dall'attacco e di ritovarsi di fronte ad un secondo attacco magari ancora più pericoloso. Quando il senso dell'entrata è entrato in testa all'allievo allora gli si può parlare di Visceralità e farlo lavorare con delle dinamiche più decise e con degli attacchi più reali. Ricordo inoltre che non si può dividere la Visceralità sopra descritta dal controllo da parte del Centro. Sono concetti inscindibili. Parlare o cercare di affrontare uno dei due argomenti senza tener ben presente l'altro sarebbe un grave errore.

Sarebbe come parlare di Yin e di Yang pensando che siano due cose ben distinte. Ritengo che sia un argomento un po' spinoso da affrontare in maniera teorica perchè si potrebbe andare avanti per ore. Basti solo ragionare sul fatto che il Centro e la sua Visceralit?nascono entrambi da dentro di noi. Che dentro di noi maturano e che dentro di noi dobbiamo cercare. L'Attenzione Viscerale non è violenza e non la si pu?nemmeno confondere con essa. Quando Tori fa un'entrata violenta lo si legge chiaramente perchè nel suo modo di lavorare non c'è armonia né con Uke né, peggio ancora, con sé stesso. Il modo di lavorare che trovo più corretto è quello che porta entrambi a scambiarsi delle idee, delle sensazioni, dei modi di vedere anche diversi determinate cose. L'importante è che alla base ci sia rispetto per sé stessi e per gli altri. L'importante è che alla base ci sia ATTENZIONE VISCERALE!

Maurizio Roncalli

(Tesi esame III dan)

 

 

Indice temi

Una sfida con voi stessi

L'Aikido: "Il bambino che c'è in noi"

Yin-Yang

Sangue e... Qi

Riflessioni tra Wushu e Aikido

Non si oppone un pieno con un pieno

Segui la corrente

L'attenzione viscerale