L'AIKIDO: "Il bambino che c'e' in noi"

Leggendo libri sull'AIKIDO che cercano di spiegare le ragioni, le regole, le tecniche e quant'altro di quest'arte, succede spesso di incappare in definizioni come "sintonia ed energia cosmica", "centro vitale interno", "esseri umani che appaiono come soggetti integranti e necessari all'equilibrio del tutto" e tante altre.

Sono espressioni che sfidano apertamente l'intelligenza di ogni maestro, che ha il compito di riuscire a tradurle e farle comprendere ai propri allievi, i quali possono essere rapiti dal dubbio di aver confuso la palestra con l'ora del corso prematrimoniale con il proprio parroco.

Ora, senza togliere nulla al valore e all'utilità dei grandi temi dell'esistenza e dell'essenza cosmica, il rischio è quello di volare troppo alto e di crogiolarsi all'interno della propria saccenteria perdendo il contatto con la realtà e la funzionalità pratica di ciò che si pensa.

Insomma in altre parole ogni volta che saliamo sul tatami dovremmo avere la grande capacità di ritornare un po' tutti bambini.

Ogni azione nell'AIKIDO risponde direttamente alla naturalezza insita in ognuno di noi, ma spesso nascosta e sopraffatta dalle nostre convinzioni, dai nostri preconcetti, dalle nostre abitudini e soprattutto dalle nostre paure.

Dunque quale migliore medicina se non quella di spogliarsi di tutto e ritornare alle proprie origini, riscoprendo la curiosità del voler apprendere e l'umiltà nel mettere a disposizione se stessi per aiutare gli altri a comprendere.

Badate bene ho scritto umiltà e se qualcuno non ricorda il significato di questa parola, farebbe bene a ripassarlo.

Tutto ciò della serie "facile a dirsi ???", ma da qualcosa bisognerà pur partire.

L'AIKIDO, come credo qualsiasi ARTE MARZIALE, non ha bisogno di predicatori o di santoni che dalla loro magnificenza fanno cadere a noi poveri mortali le loro verità, non provando nemmeno il bisogno di spiegarle, ma piuttosto di semplici essere umani con la prontezza e la genialità di un bimbo.

Citando uno scrittore italiano: "Se fai le cose che hai sempre fatto, arriverai dove sei già arrivato"; bene, pur non essendo giapponese e probabilmente non essendo mai salito sul tatami, credo abbia colto il nocciolo della questione. Un bimbo cambia facilmente ma un santone?

 

Spartaco Facchinetti

 

Indice temi

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