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Una volta stavo praticando, con un mio partner, in palestra, una particolare tecnica di Aikido.
L'esercizio richiedeva che io mi ponessi in difesa per evitare un colpo al volto.
Avevo già tentato quella mossa per diverse volte senza riuscire a spostare il mio partner.
Infine, con un ultimo tentativo, feci ricorso alla forza fisica e riuscii a farlo cadere al tappeto.
Subito dopo sentii un leggero tocco sulla spalla, mi voltai e mi trovai di fronte il Maestro che mi guardava con aria corrucciata.
"Hai risposto al suo attacco frontalmente", disse con tono di riprovazione. "Approfitti della tua forza, ma tutto quello che sei riuscito a fare è stato arrestarne la forza, non la sua intenzione ad attaccarti."
Quando qualcuno ti colpisce sta estendendo il suo KI (energia) verso di te; inizia a fluire nel momento stesso in cui egli pensa di colpirti, persino prima che il suo corpo si muova.
La sua azione è diretta dalla sua mente. Se sei in grado di deviare la sua mente e il flusso del suo KI non c'è affatto bisogno che tu ti preoccupi del suo corpo. Ecco il segreto: allontana la sua mente da te e il suo corpo lo seguirà.
"Come posso allontanare la sua mente da me?" chiesi.
"Evitando di scontrarti col flusso del suo KI o di fargli capire le tue intenzioni. Non devi spingere, tirare o colpire. Non devi fare altro che guidare il suo corpo con calma, con delicatezza, in modo da condurlo dove desideri.
In tal modo la sua mente non sarà turbata e il suo corpo dovrà seguirla".
"Secondo il principio fondamentale dell'Aikido, dobbiamo arrenderci alla forza che ci raggiunge in modo che non possa danneggiarci; nel contempo cerchiamo di cambiare la sua direzione spingendola da dietro invece di opporre una resistenza frontale."
Il praticante dell'Aikido non si oppone mai alla forza dell'avversario. Al contrario, devia quella stessa forza allontanandola da sé.
Il principio è di evitare il conflitto e di non opporsi mai alla forza dell'avversario, al contrario, devia quella stessa forza allontanandola da sé.
Applichiamo lo stesso principio ai problemi che si manifestano nella vita quotidiana, un buon praticante di Aikido è sfuggente come la verità dello Zen: si rende simile a un koan, un rompicapo, che diventa ancora più enigmatico a ogni tentativo di risolverlo.
Un buon praticante di Aikido è come acqua: scivola via tra le dita di chi cerca di afferrarlo.
L'acqua non ha esitazioni prima di arrendersi, ma nel momento stesso in cui le dita iniziano a stringerla sfugge via e non perché usi la forza, ma solo perché sfrutta la stessa pressione che sta subendo.
La tenerezza trionfa sulla durezza
La debolezza sulla forza.
Ciò che risulta più duttile
è superiore a ciò che è immutabile.
è questo il modo per controllare i fenomeni:
Accompagnandosi ad essi.
è questo il principio della supremazia
Ottenuta adattandosi alla situazione.
(lao tzu)
La leggerezza travalica i confini della mente per entrare anche in quelli della fisicità.
Caratteristica fondamentale per discipline interne come appunto l'AIKIDO o il TAI CHI CHUAN.
Rilassarsi, concentrarsi sui propri movimenti, sulla respirazione (bassa addominale), lasciar fluire all'esterno i propri problemi quotidiani e andare ad incontrare se stessi.
Solo così l'energia (QI o KI) sarà libera di fluire attraverso il nostro corpo attraverso i nostri canali (MERIDIANI).
L'interazione della mente e il movimento del corpo se si combinano in perfetta armonia, determinano la circolazione dell'energia che dall'interno dell'organismo si estende all'ambiente circostante.
L'insieme di questi concetti spesso stridono fortemente soprattutto con la cultura della società occidentale, facciamo fatica ad immaginare un' energia non legata ai muscoli, tutto deve essere scientificamente provato, tutto sintetizzato in un manuale, tutto traducibile in una relazione, la parola prima della gestualità.
Così succede spesso che qualcuno scriva ottimi libri sul movimento del corpo e si trovi in grossa difficoltà ad eseguire un semplice TEN-KAN.
La tecnica ed il suo insegnamento non è che l'inizio del cammino per unire mente e corpo, non devo "pensare" di fare una tecnica devo semplicemente "muovermi".
Fanchini e Facchinetti